Sulle tracce dei cittadini sentinella

23.10.2020

Riflessioni 'a caldo' sull'esperienza in Basilicata, seguendo le 'sentinelle' che fronteggiano da anni l'inquinamento da petrolio

English version here.

Non è facile catturare in poche parole l'esperienza in Basilicata appena terminata, una terra affascinante, ricca di ambienti vari e di paesi semplici ma attraenti, oltre che patria di un'intrigante cultura locale. Da ricercatrice di monitoraggio ambientale civico, mi ero creata - e forse illusa di incontrare - una mia realtà fatta di attivisti agguerriti, cittadini organizzati e reti solide sul territorio. Sarà che dopo anni di lavoro in Olanda avevo dimenticato cosa possa voler dire combattere problemi intrinseci al sistema, talvolta dimenticati e osteggiati dalle istituzioni e dall'opinione pubblica. Le mie aspettative si sono imbattute invece con una situazione precaria, dove l'attivismo lascia il passo al bisogno e al quotidiano, dove il 'cittadino sentinella' è un agricoltore o allevatore che da anni si chiede il perché di strani affioramenti di petrolio nelle sue terre o delle malattie dei suoi animali. Ma forse il miglior cittadino sentinella è proprio la persona semplice che ama la sua terra. E che resiste in una realtà fatta di mappe e dati ufficiali dove - a fasi alterne - spariscono indicatori di contaminazione, di lettere sinistre spedite agli abitanti dalle istituzioni locali che parlano di sostanze cancerogene nelle falde acquifere, di denunce rimaste inascoltate, di espropri forzati e terreni svenduti, di siti da bonificare che attendono ormai da troppo tempo. E su questo palcoscenico di informazioni non dette o non accessibili, coloro che coltivano quelle terre, allevano animali, o semplicemente lì vivono si dividono tra chi vuole denunciare e chi rimane in silenzio e, catturato dal sistema e da interessi, contesta chi denuncia. Come mi ha detto un contadino incontrato nel viaggio, le aziende petrolifere operano il principio di "divide et impera" sulla società locale, frammentano il tessuto sociale per indebolirlo e dominarlo.

Non avevo uno stereotipo di cittadino sentinella. O forse sì. In effetti, mi ero spesso interrogata sul perché molti cittadini sentinella da me conosciuti in precedenza fossero uomini di mezza età, occidentali, appassionati di ambiente. Forse quello era il mio stereotipo. Di frequente, avevo cercato 'cittadine sentinella' o sentinelle 'tra chi non è cittadino'. Ne avevo trovati di esempi: le agguerrite madri giapponesi che avevano risposto al disastro di Fukushima monitorando la radioattività o le donne pescatrici di Lavaca Bay in Texas che da anni combattono un'azienda petrolchimica. Tuttavia lo stereotipo rimaneva. La Basilicata mi ha insegnato che il primo stimolo a diventare una sentinella è l'attaccamento alla propria terra, ai propri animali, e un senso di cura e responsabilità' verso sé e il prossimo per chi dei prodotti della terra vive. Un allevatore, con le lacrime agli occhi, mi ha detto: "Producevo ricotta e la esportavo in tutto il mondo, ma ho abbandonato la mia produzione: non potevo essere spacciatore di morte". C'è chi ha chiuso la propria attività, chi si è adattato e l'ha spostata altrove, e c'è chi continua a produrre nonostante tutto e vende alle grandi catene di distribuzione, anche perché - a detta di un allevatore - "la legge non chiede di cercare i metalli pesanti nel latte. Se non lo chiede la legge, perché devo cercarli io?" Così l'allevatore sopravvive ma si rincuora di non avere figli che seguano i propri passi.

Anche se pochi italiani ne sono a conoscenza, la Basilicata è un punto nevralgico europeo di estrazione di petrolio. Lo smaltimento del greggio di scarto avviene nella regione, mentre il petrolio 'buono' si dirige verso la raffineria di Taranto. Interessi complessi e un bisogno incessante di produrre e di ottenere profitti hanno nel tempo stimolato pratiche estrattive scadenti, generando un impatto pervasivo sull'ambiente circostante. Da anni gli abitanti lucani nelle zone che circondano i principali poli estrattivi della regione lamentano sospette eruzioni di petrolio nei terreni agricoli, rifiuti di dubbia provenienza abbandonati nelle proprietà private, odori pungenti e fumi irritanti. Sono state trovate correlazioni preoccupanti tra l'insorgenza di malattie tumorali, cardiorespiratorie e neurologiche e la vicinanza a siti di estrazione o smaltimento. Spesso questi impatti nocivi insistono su fiorenti realtà agro-alimentari e su una terra che avrebbe grande potenzialità turistiche. Un agricoltore ha affermato: "Io voglio quello che mi tocca per legge. Un lavoro già ce l'ho: è la mia terra, sono loro che me l'hanno tolto", riferendosi a come l'azienda petrolifera avesse contaminato i suoi campi. I giovani lucani però lasciano la regione e le sue potenzialità di sviluppo, con gli anni e con una società che invecchia, si riducono progressivamente fino a sparire.

Eppure c'è chi, nell'ombra, preferisce che di questo non si parli. Un giorno, in visita alla sede di un giornale lucano d'inchiesta su problemi ambientali, un giornalista ci ha detto: "L'omertà è l'autoprotezione del cittadino che ha paura di perdere il lavoro, il supporto sociale, o di ritorsioni". Ma il giornalista ha anche concordato con me su una via d'uscita. "Sancire il diritto di contribuire all'informazione ambientale legittimerebbe l'azione di testate d'inchiesta e dei cittadini che agiscono da informatori". Ho rabbrividito, scendendo le scale, al vedere le croci che, come intimidazione, sono state fatte da ignoti sulle pareti della sede del giornale.

Gli abitanti del posto non provano rancore verso le aziende estrattive o verso chi ha deciso di lavorare per tali aziende. Sono invece delusi dallo Stato che non li ha protetti e che non ha tutelato le loro terre. "Siamo un popolo senza padre: le istituzioni cercano di usare il sistema per nascondere la situazione in essere o rimangono in silenzio", ha affermato tristemente un allevatore. Ho potuto provare io stessa questo sentimento, quando - dopo ore che la sicurezza privata di un'azienda petrolifera ci pedinava - una forza armata pubblica ci ha fermati mentre osservavamo un'anomala fuoriuscita di una sostanza che sembrava greggio in un torrente locale. Eravamo su suolo pubblico e svolgevamo attività di ricerca e di informazione. Eppure, in quel momento, ci siamo sentiti trattati come se stessimo facendo qualcosa di proibito. La pubblica autorità non ha rilevato l'anomala fuoriuscita, quando quella fuoriuscita poteva rappresentare un reale pericolo per la collettività. Un giornalista che viaggiava con noi mi ha detto: "Ci trattano come se fossimo terroristi, anche quando facciamo solo il nostro lavoro di informazione". Una coppia di pastori incontrati pochi giorni dopo ha affermato con frustrazione: "Le forze di polizia qui fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti". Un agguerrito agricoltore pochi giorni dopo avrebbe aggiunto: "Io ho potuto perseverare nella mia battaglia perché non ho famiglia". Quel clima intimidatorio ha accompagnato il nostro viaggio, e mi ha fatto riflettere sull'importanza che i cittadini sentinella non siano isolati dalla società e che esperti con competenze legali li affianchino. La società ha bisogno di cittadini sentinella che monitorino e denuncino problemi locali, ma loro hanno bisogno che l'opinione pubblica li supporti per perseverare nelle loro azioni.

Il viaggio in Basilicata mi riservava altre sorprese, oltre alla bellezza di una terra magica e ricca di storia e panorami affascinanti. Nelle parole e azioni delle persone che abbiamo incontrato ho notato una sorprendente fiducia nella scienza e nella ricerca. Nonostante i tanti studi e analisi che sono stati effettuati nella regione, le persone del posto ci hanno aiutato a raccogliere campioni di acqua, di terra e persino fegati di ovini e bovini, che verranno analizzati da un team di biologi e chimici per valutare eventuali metalli pesanti nell'ambiente e negli organismi. La loro disponibilità e curiosità, nonché competenza sul tema di analisi mi ha colpito. Un allevatore un giorno ha impilato davanti ai nostri occhi increduli fogli e fogli di studi, basati su dati inviati a laboratori di analisi indipendenti, che avevano dimostrato alti livelli di metalli pesanti nelle sue terre. Eppure, ci ha raccontato, le istituzioni competenti spesso rilevano dati molto diversi, e livelli di contaminazione molto più bassi.

Un'altra sorpresa è stato scoprire che le sentinelle del posto nonostante tutto sembrano avere ancora fiducia nella giustizia. Molti mi hanno raccontato di capirne poco di diritto, ma di essersi affidati a competenti avvocati che - coraggiosamente - affrontano i giganti del petrolio nelle aule di tribunale. Un avvocato conosciuto nel viaggio, alla mia domanda su cosa lo avesse spinto a coinvolgersi nella difesa dei cittadini, mi ha risposto che l'Enciclica di Papa Francesco "Laudato si'" lo ha spinto a "fare qualcosa per la gente e farlo bene". Per parte loro, i cittadini non hanno 'delegato' agli avvocati le proprie richieste per una qualche giustizia ambientale. Monitorano anche quello, con tenacia. Un agricoltore mi ha raccontato di seguire attivamente il processo in cui è coinvolto come parte civile, passo passo, con il suo avvocato che lo aiuta a capire gli aspetti del diritto più complessi. Un attivista di un'organizzazione locale mi ha parlato di ricorsi al difensore civico e delle numerose consultazioni al Registro E-PRTR ("European Pollutant Release and Transfer Register"), registro delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti realizzato in attuazione del Regolamento CE n.166/06, denotando un uso proattivo degli strumenti forniti dalla Convenzione di Aarhus sull'accesso all'informazione in materia ambientale.

Infine, mi ha stupito la conoscenza e la fiducia che alcuni abitanti locali riponevano 'nell'Europa'. Ho ascoltato ammaliata un allevatore che mi parlava di crediti di carbonio che si potrebbero guadagnare attraverso fondi europei se la Basilicata preservasse i propri alberi e del potenziale inesplorato dell'ecoturismo. "Avevo trovato un'alternativa al petrolio, ma non mi hanno ascoltato", mi ha detto sconsolato. Ho visto i suoi occhi accendersi quando ha saputo che sviluppo il mio progetto al Centro Comune di Ricerca Europeo, e mi ha chiesto caldamente di parlarne, parlarne all'Europa, quasi nella speranza di superare realtà locali di malgoverno o il disinteresse delle istituzioni locali. Egli conosceva la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e le varie commissioni ambiente europee, e si augurava che - un giorno - queste realtà si occupassero del petrolio in Basilicata. L'allevatore in questione combatte da anni con un tumore, e ha dovuto chiudere il suo allevamento per i contaminati rinvenuti nel latte dei suoi animali e nelle acque che irrigano i suoi terreni. Mi ha detto: "La chimica, fino a dove arriva nell'essere umano? In questi anni ho capito che proprio non la possiamo distruggere". Uno studio che partirà a breve e che ricerca metalli pesanti nei capelli e nel sangue di alcuni abitanti lucani forse darà risposta alla sua domanda. Intanto, le sentinelle attendono - sempre in allerta - un'alternativa alla realtà che stanno vivendo.

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